“La Rivoluzione senza nome. Credere disobbedire combattere”, Francesco Bonazzi: un manuale di “resistenza umana” per i ragazzi di oggi

Pubblichiamo, per gentile concessione dell’Editore, un estratto di “La Rivoluzione senza nome. Credere disobbedire combattere” (Aliberti editore, clicca qui), del giornalista di “Panorama” Francesco Bonazzi che abbiamo avuto modo di ospitare l’11 marzo 2019 a Vicenza per il convegno “Libertà di stampa, la prima fake news. Il caso banche, tra blandizie e intimidazioni” organizzato da VicenzaPiù per il suo 13° compleanno e il cui intervento riproponiamo in fondo a questa nota.

Francesco Bonazzi, autore anche di W l’Italia. Perché non siamo il malato d’Europa, che presentò a Vicenza, definisce il suo nuovo lavoro “La Rivoluzione senza nome. Credere disobbedire combattere” come un manuale di “resistenza umana” per i ragazzi di oggi, perché comprendano i rischi che stanno correndo e si ribellino. Dieci tesi spiazzanti, contro il conformismo, il politicamente corretto e il geneticamente corrotto. Quello che segue è la prima parte del capitolo “Rifiuta lo Stato badante”.

C’è la crisi, non si può fare nulla. C’è la crisi, si devono comprimere i diri i e aumentare i doveri. C’è la crisi, non dicono com’è venuta, ma di sicuro non è colpa loro. C’è la crisi e non sanno quando passerà.

C’è la crisi e bisogna essere sempre più flessibili. C’è la crisi e puoi anche lavorare da casa tua. Tanto non mancano i mezzi per controllare la tua produttività. E così, soprattutto, non incroci le tue esperienze di sfruttamento con quelle degli altri e non vi vengono strane idee.

Lavorare isolati e consumare in gruppo, questo è il nuovo paradigma del controllo sociale.

C’è la crisi e naturalmente gli economisti non l’hanno prevista e i direttori acquisti non l’hanno sentita arrivare e i responsabili delle vendite loro, sì, avevano chiesto defiscalizzazioni, ma i politici ottusi non gliel’hanno date.

C’è la crisi da anni, eppure il modello economico che l’ha prodotta non si discute. Il paradigma è uno solo, la colpa è di poche mele marce delle banche d’affari che abbiamo già licenziato, state tranquilli, tu o a posto. Ma ora tocca a voi, ci dispiace. La colpa è dei greci che hanno truccato i bilanci, degli italiani che hanno fatto le cicale, degli spagnoli e dei portoghesi che sono tutti, sotto sotto, comunisti e scansafatiche.

C’è la crisi, nessuno paga nessuno e chi ha i soldi se li tiene. C’è la crisi e occhio che non si possono  finanziare le pensioni. C’è la crisi e tutti a mettere i soldi nei fondi pensione privati. Ma c’è la crisi delle Borse e ogni tanto spariscono anche quelli.

C’è la crisi e i più furbi puntano sulle polizze vita. Ma non hanno letto i contratti e non sanno che se c’è un rischio di default nazionale, o una grave crisi di liquidità, i capitali investiti non sono più immediatamente esigibili. C’è la crisi e lo Stato salva i fondi pensione privati con i soldi di tutti gli altri.

C’è la crisi e non si trova occupazione, se non precaria e mal pagata. C’è la crisi e ogni giorno saltano migliaia di posti di lavoro. C’è la crisi et voila, ecco che si riscopre lo Stato assistenziale, dopo averlo negato e denigrato per anni. Cassa integrazione, sussidi di disoccupazione, corsi di riqualificazione, addirittura reddito di cittadinanza e salario minimo. Ma ce l’avevamo già, il salario minimo. Non ve ne eravate accorti?

C’è la crisi, una crisi permanente, e lo Stato retribuisce la cittadinanza. Ma cittadini di che cosa? Cittadini di una grande badante.

Lo Stato è incaricato di passare i pannolini a un sistema economico incontinente. Passa le medicine a chi si sente male. Seda il conflitto sociale prima che possa esplodere. Come in un gigantesco Tso, lo Stato gestisce il disagio e lo medicalizza, in buona parte anche letteralmente. E in caso di comportamenti antisociali, interviene e reprime.

Ma non è vero nulla. La crisi non c’è. La crisi non esiste. È solo un fantasma che serve a giusti care una ristrutturazione su continua su base planetaria e a tenere basse le aspettative e le prospettive di chi non ha, o non ha più, un posto a tavola.

Di seguito il video dell’intervento di Francesco Bonazzi a Vicenza sulla libertà di stampa

 

Giovanni Coviello
Giovanni Coviello
Ho il piacere e l'onore di dirigere queste testate Dopo un'iniziale esperienza come ricercatore volontario universitario (1976-77)e il servizio militare in Marina Militare come ufficiale di complemento (1976-78) ho maturato varie esperienze di vertice, nazionali e internazionali, nel settore delle telecomunicazioni e dell'informatica (1978-1993), ho ricoperto cariche in Confindustria Roma e Apindustria Vicenza, quindi mi sono occupato di marketing e gestione sportiva (volley) anche da vice presidente della Lega di Pallavolo Femminile di serie A, per poi dal concentrarmi dal 2008 sulle edizioni giornalistiche (VicenzaPiù, VicenzaPiu.com e VicenzaPiu.tv). Ho fondato nel 2019 anche Laltravicenza.it, Parlaveneto.it e Bankileaks.com e dirigo da luglio 2020 la nuova testata nazionale DeepNews.it

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